Chi sarà il governatore della Lombardia? Scopri il confronto in IULM tra i candidati

Si è tenuto lunedì scorso, ad una settimana dal voto, il confronto tra i sette candidati a succedere Roberto Maroni, ospiti nell’Open Space IULM davanti gli studenti e decine di testate giornalistiche. Assente soltanto Attilio Fontana.

Sono sette i candidati alla carica di governatore (foto CR Lombardia Twitter)

Sono adesso aperti i seggi per l’elezione del nuovo presidente della Regione Lombardia. E seppur in contemporanea alla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento, la corsa alla guida della regione italiana più ricca si smarca con un notevole punto di merito rispetto all’election day nazionale. Un confronto “all’americana” è stato infatti celebrato tra gli aspiranti governatore, differentemente da quello tanto invocato, ma mai realizzato, tra leader in corsa alle elezioni politiche.

Organizzato dal Master di Giornalismo dell’Università IULM, rappresentato sul palco dal suo coordinatore Ivan Berni e dall’Ordine dei Giornalisti regionale, il dibattito è stato trasmesso in diretta da radio, tv e giornali, presentando agli elettori la fotografia delle varie proposte politiche. 

All’appello hanno risposto quasi tutti: da Giorgio Gori per la coalizione di centro-sinistra a Dario Violi del M5S, fino a Rosati, frontman di Liberi e Uguali.  Ma anche i meno noti Gatti, Arrighini e De Rosa, rispettivamente in corsa alla guida di Sinistra per la Lombardia, Grande Nord e CasaPound. Unico assente (ingiustificato) il candidato governatore Attilio Fontana, leghista erede dell’uscente Roberto Maroni e con dalla sua l’alibi di un ampio vantaggio, stando almeno alle rilevazioni pubblicate nell’ultima data utile, il 16 febbraio.  

A tenere le redini del dibattito è stato così Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che ha moderato la conversazione con gli aspiranti governatore sottoponendo tutti ad una rigida e democratica par condicio: un tetto di massimo 4 minuti per risposta e nessuno scontro orizzontale fra i partecipanti. Ma ecco cosa, sui temi, è emerso.

Il confronto si è svolto alla presenza di numerosi studenti IULM e giornalisti lombardi

Lombardia per il sociale. Sanità ed immigrazione – Un primo confronto è avvenuto su due dei temi più delicati, non solo per la regione in questione, ma per l’intero stivale: sanità e immigrazione. É opinione comune che il sistema amministrativo presenti falle non solo nell’epoca dell’amministrazione lombarda uscente, ma fin da quelle precedenti. 

A rotazione si apre il giro di risposte da Rosati (LeU), che ribadisce il suo voto contrario alla riforma 23 del 2015 e vuole ripartire “considerando altre priorità”, come ri-trasferire risorse che dal ‘97 ad oggi hanno finanziato la sanità privata a discapito di quella pubblica. E quindi propone un piano d’assunzioni regionale, al fine di rimpiazzare il personale medico che – nel frattempo – andrà in pensione. Un’accoglienza diffusa è ciò che Liberi e Uguali propone per gestire l’immigrazione, oltre ad una redistribuzione omogenea dei migranti fra tutti i comuni del territorio.

Cosa che non accade. Solo il 40% delle amministrazioni comunali accoglie. Uno su tutti Milano che – ricorda Ivan Berni- su un totale di 1’400’000 abitanti (senza considerare l’area metropolitana), presenta una popolazione di oltre 250’000 stranieri. 

Segue Angela de Rosa, di CasaPound, che rimarca come la Lombardia abbia fatto del principio di sussidiarietà, non solo una provvedimento temporaneo, in quanto il sistema privato, in alcuni ambiti, si sia sostituito a quello pubblico. 

Gatti (SpL) afferma che “non abbiamo più modo di agire con mezze misure”. Prende atto che la legge del 2015 è un “pannicello caldo” e il problema più sostanzioso sono le due delibere dell’anno scorso. “Basta fomentare le paure sull’immigrazione” – prosegue, affermando che “la parola sicurezza deve essere tolta alla destra”. 

É la volta di Arrighini, candidato di Grande Nord, che fa notare come la sanità, nonostante tutto, rientri comunque tra le eccellenze italiane. Tuttavia dev’essere garantita ai comuni la facoltà di poter dire la propria sui servizi sanitari, evitando il centralismo della Regione. In aggiunta vorrebbe “stracciare” l’accordo di programma sottoscritto nel 2011 da Piemonte, Lombardia e Veneto, che attribuisce ai prefetti la facoltà di imporre ai sindaci se e come accogliere sul proprio territorio. 

Del tutto divergente è il parare di Gori, che parla anche da sindaco di Bergamo. Non aspira, l’esponente del PD, ad un diverso modello sanitario, salvo che per le lunghe liste d’attesa. Ed al netto delle problematiche riscontrate si affida a ciò che recita il libro bianco del 2015: “siamo troppo ospedalocentrici”. Manca la sanità di territorio, che – fa notare – “garantirebbe una maggiore sostenibilità anche dal punto di vista economico, attraverso lo sviluppo di presidi poli-ambulatoriali”.  Auspica inoltre che il modello di presa in cura della cronicità vada nella direzione opposta a quella che la riforma propugnava. Esprimendosi da primo cittadino, conferma invece come la regione abbia lasciato soli i sindaci ad affrontare il dramma immigratorio. É chiaro, a suo avviso, come la giunta avrebbe dovuto incentivare più comuni a prendere carico di ciò che invece solo il 40% degli organi collegiali sta facendo.

Ultimo, ma non per importanza, è Dario Violi, candidato pentastellato in favore di una revisione della sanità di territorio. “Appoggiando un modello sanitario simile a quello emiliano” – spiega il ventottenne – “con le case della salute”, predisponendo un personale medico in grado di perdersi cura delle persone in quanto tali. In più, vede come unica via d’uscita il “convincere” le strutture private a condividere l’agenda.

Per affrontare il problema immigrati, anzitutto il M5S propone di ridurre i tempi di valutazione, come in Germania è accaduto per la crisi dei profughi siriani. Violi è stato chiaro: “Chi ha diritto deve intraprendere un percorso di integrazione culturale, economico, sociale. Chi non ha diritto deve essere rimpatriato e in tempi brevi”, se lasciare richiedenti asilo in fase di stallo per 24 o 36 mesi permette alla criminalità organizzata di perpetuare imperterrita. 

Sul palco si è parlato anche della scelta della squadra di governo

Verso il governo. Quali nomi per Palazzo Lombardia? – La squadra di governo deve comporre la Giunta Regionale, per cui la scelta di adeguati collaboratori è basilare ad un limpido e corretto funzionamento dell’organo. Vediamo in breve se e chi hanno in mente.
Gatti, ex sindaco di Paullo, vorrebbe al suo fianco uno che in Giunta abbia praticato la politica del trasporto pubblico “non solo per l’evenienza” .
A sua volta, Rosati è alla ricerca di una figura in grado di programmare meglio l’offerta sanitaria.
Ancor più ermetico il messaggio del candidato del Csx, Giorgio Gori, che si limita ad indicare l’identikit di collaboratori di provata coerenza, anche per dare un segnale politico al Paese.
Violi non si tira indietro – sulla scorta dell’aspirate premier Di Maio – e fa il primo nome: la dott.ssa Giovanna Ceribelli, che vedrebbe alla guida di  un assessorato anti-corruzione, impegnato a riorganizzare tutti i sistemi di controllo.
Ma Violi non è il solo a fare spoiler. Arrighini preannuncia infatti Marco Reguzzoni, ex deputato della Lega. 

L’ora della scelta – Un vero peccato è l’assenza di Attilio Fontana, che aveva iniziato la campagna elettorale lasciandosi sfuggire una battuta razzista sulla necessità di difendere la “razza bianca”, molto criticata. C’è da dire che dopo la gaffe, Fontana ha condotto una campagna elettorale molto tranquilla, quasi nell’ombra. Tanto da farsi accusare dai suoi rivali di essere “nascosto” dal suo stesso Centrodestra. A quanto risulta, non la pensano ugualmente gli elettori. Difatti gli ultimi sondaggi lo danno in vantaggio su tutti, con un 41,5% . A seguire Giorgio Gori al 36,5%, Dario Violi al 15,5% , mentre Onofrio Rosati è fermo al 3%.

Un gruppo non insormontabile di voti sembra dividere i due favoriti di questa corsa. Consensi che Fontana potrebbe aver sperato di difendere attraverso l’assenza a questo confronto. Ma lo si saprà soltanto nella mattinata di lunedì.
Al contempo, le preoccupazioni del Centrodestra persistono, a causa di un Gori che – è da ricordare – una parte della sinistra inizialmente non voleva. L’ex Direttore di Canale 5 e consigliere personale di Renzi è l’unico, adesso, in grado di sottrarre lo scettro che da 25 anni è nelle mani della destra.
Ammesso e non concesso che i lombardi scelgano la continuità, pur cambiando capo del governo. La scelta, adesso, è del popolo sovrano.

Per sapere di più del confronto ospitato dall’Università IULM, visita la diretta testuale curata da MasterX, a questo link: www.masterx.iulm.it/news/milano/i-candidati-governatori-della-lombardia-a-confronto-in-iulm-diretta/